Il Brasile si presenta al Mondiale 2026 dopo un percorso di qualificazione caratterizzato da numerosi cambiamenti tecnici e tattici. La Seleção ha concluso le qualificazioni sudamericane al quinto posto, conquistando l’accesso alla Coppa del Mondo grazie alle 8 vittorie, 4 pareggi e 6 sconfitte ottenute durante il percorso.
Il passaggio dalla gestione di Dorival Júnior a quella di Carlo Ancelotti ha rappresentato un momento di svolta. L’esordio del tecnico italiano è coinciso con lo 0-0 contro l’Ecuador, mentre pochi giorni più tardi la vittoria contro il Paraguay ha garantito la qualificazione matematica al Mondiale 2026.
Fin dalle prime uscite, Ancelotti ha iniziato a trasferire alcuni principi che hanno caratterizzato la sua carriera: equilibrio tra i reparti, ricerca di superiorità nelle zone centrali, libertà interpretativa degli uomini offensivi e grande attenzione alle transizioni.

Sistema di gioco di base: 1-4-2-4
Sistema di gioco in fase di possesso : 1-2-4-4
Sistema di gioco in fase di non possesso: 4-4-2
Costruzione
La costruzione della Seleção prende avvio dal portiere Alisson, elemento fondamentale grazie alle sue qualità nel gioco con i piedi. Quando il pressing avversario non è particolarmente aggressivo, il portiere ricerca direttamente i due difensori centrali, Marquinhos e Alexsandro, ai quali viene affidata la prima organizzazione del possesso.

L’obiettivo principale non è soltanto mantenere il controllo della palla, ma soprattutto creare le condizioni per progredire con ordine, attirando la pressione avversaria e generando spazi alle spalle della prima linea di pressione.
I due centrocampisti, Casemiro e Bruno Guimarães, rappresentano i riferimenti principali della costruzione. Entrambi alternano continuamente movimenti di abbassamento e di sostegno, cercando di offrire linee di passaggio interne e garantendo sempre una soluzione vicina al portatore.

Anche i terzini, Alex Sandro e Vanderson, partecipano attivamente alla prima fase. In funzione delle pressioni avversarie possono:
- rimanere larghi per aumentare l’ampiezza;
- abbassarsi accanto ai centrali;
- occupare posizioni interne;
- alzarsi per creare superiorità più avanti.
Questa continua mobilità rende la struttura brasiliana particolarmente fluida e difficilmente leggibile.
Dal punto di vista qualitativo, la costruzione del Brasile si fonda sulla capacità tecnica dei suoi interpreti, caratteristica che consente alla squadra di mantenere un’elevata precisione nel palleggio e di uscire dalla pressione attraverso combinazioni corte e cambi di lato.
Sviluppo
Superata la prima pressione, la Seleção ricerca una circolazione veloce e continua della palla.
Casemiro e Bruno Guimarães assumono un ruolo determinante nella connessione tra costruzione e sviluppo. I due mediani fungono da riferimento centrale, facilitando il consolidamento del possesso e favorendo l’avanzamento attraverso passaggi progressivi.

La squadra ricerca frequentemente:
- cambi di gioco;
- combinazioni interne;
- sviluppo sulle corsie laterali;
- attacco degli half spaces.
Gli esterni offensivi Vinicius Junior e Raphinha tendono spesso ad accentrarsi, lasciando spazio alle sovrapposizioni dei terzini. Questa dinamica permette di generare superiorità numerica nelle corsie esterne e di creare situazioni favorevoli di uno contro uno.

Gli attaccanti Martinelli e Cunha garantiscono grande mobilità. Entrambi alternano movimenti incontro alla palla e attacchi della profondità, favorendo continui interscambi posizionali.

Più che occupare rigidamente le posizioni, il Brasile di Ancelotti sembra ricercare connessioni e relazioni tra i giocatori, principio che ha sempre caratterizzato le squadre allenate dal tecnico italiano.
Finalizzazione
Nella fase offensiva il Brasile può contare su giocatori con elevate qualità individuali.
Vinicius Junior e Raphinha rappresentano le principali fonti di imprevedibilità grazie alla loro capacità di creare superiorità numerica attraverso il dribbling e le accelerazioni.
La squadra ricerca frequentemente:
- cross bassi;
- rifiniture interne;
- attacchi dello spazio alle spalle della linea difensiva;
- combinazioni rapide negli ultimi trenta metri.
Martinelli e Cunha garantiscono profondità e presenza nell’area di rigore, mentre gli inserimenti dei terzini permettono di aumentare il numero di uomini coinvolti nella finalizzazione.
Uno degli aspetti più interessanti è la libertà concessa agli attaccanti, che possono scambiarsi posizione e occupare differenti corridoi offensivi senza riferimenti troppo rigidi.
L’obiettivo principale è sfruttare il talento individuale all’interno di una struttura collettiva equilibrata.

Non Possesso
In fase difensiva il Brasile si organizza prevalentemente con un 4-4-2.
Gli esterni offensivi si abbassano fino ad affiancare i due centrocampisti, formando una linea di quattro uomini compatta e garantendo maggiore copertura laterale.
La prima pressione viene esercitata dalla coppia offensiva, che cerca di indirizzare il possesso avversario verso l’esterno, limitando le linee di passaggio interne.

Dietro la palla, la squadra ricerca:
- compattezza verticale;
- densità centrale;
- riduzione degli spazi tra i reparti;
- recupero immediato della profondità.
L’atteggiamento generale è aggressivo ma equilibrato, caratteristica tipica delle squadre di Carlo Ancelotti, che privilegiano la solidità collettiva rispetto a una pressione ultra-offensiva continua.
Transizioni
Quando recupera il possesso, la Seleção alterna due comportamenti.
Se le condizioni sono favorevoli, cerca immediatamente la verticalizzazione sfruttando la velocità di Vinicius, Raphinha e Martinelli.
In presenza di una buona organizzazione difensiva avversaria, invece, la squadra preferisce consolidare il possesso e ricostruire l’azione attraverso il palleggio.
Questa doppia possibilità permette al Brasile di adattarsi ai diversi contesti di gara e rappresenta uno degli elementi distintivi delle squadre allenate da Ancelotti.
Alla perdita del pallone la reazione dei verdeoro è immediata.
L’obiettivo prioritario è rallentare la ripartenza avversaria attraverso una pressione intensa nella zona della perdita, cercando di recuperare rapidamente il possesso oppure di consentire alla squadra di riorganizzarsi difensivamente.
La presenza di giocatori dinamici e aggressivi permette al Brasile di esercitare una contropressione efficace, limitando le possibilità di transizione degli avversari.
Conclusioni
Il Brasile di Carlo Ancelotti si presenta come una squadra meno dipendente dalle individualità rispetto al passato e maggiormente orientata verso un calcio relazionale e collettivo.
L’organizzazione tattica rimane relativamente semplice dal punto di vista strutturale, ma molto ricca nelle interpretazioni dei singoli. La qualità tecnica degli interpreti, unita ai principi di equilibrio e connessione tra i reparti, rende la Seleção una delle nazionali con il maggiore potenziale in vista del Mondiale 2026.
Più che attraverso meccanismi rigidi, il Brasile di Ancelotti sembra voler costruire il proprio successo sulla capacità dei giocatori di collaborare, adattarsi alle situazioni e valorizzare il talento individuale all’interno di una struttura collettiva ben organizzata.
Samuele Giuliano (Match Analyst)
